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Classificazione del rischio sismico: le linee guida

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Classificazione del rischio sismico: le linee guida

Lo scorso 20 febbraio il Consiglio dei Lavori Pubblici ha approvato le “Linee Guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni”, entrate poi in vigore il primo marzo.

Il documento fornisce ai tecnici un metodo per determinare la classe di rischio sismico pre e post intervento di adeguamento antisismico.
Tale classe è funzione di:
costo per il ripristino dei danni.
indice di sicurezza.

Le linee individuano 8 classi di rischio, indicate con le lettere dell’alfabeto che vanno da A+ a G.
Ogni edificio avrà quindi una targa per la classificazione sismica, simile a quella utilizzata per la classificazione energetica.

 

certificazione_sismica

 

Queste linee guida si possono però utilizzare per classificare gli edifici non tutelati. Per quelli di valore storico e artistico si attendono specifiche indicazioni che dovranno essere prodotte dal Ministero per i beni culturali.

I metodi indicati dalle linee sono comunque congruenti a quanto prescritto dalle Norme Tecniche per le Costruzioni, entrate in vigore nel 2008.

Come si determina la classe di rischio sismico di un edificio?

Le linee guida prevedono due metodi per la determinazione della classe di rischio: un metodo convenzionale e un metodo semplificato.

Il metodo semplificato può essere utilizzato unicamente per gli edifici in muratura e prende spunto dai rilievi rapidi effettuati dalla Protezione Civile.

Lo scopo è quello di incoraggiare i cittadini a mettere in opera interventi semplici di adeguamento antisismico, come l’utilizzo di catene per rafforzare le strutture in muratura.

Il metodo prende in considerazione la Scala Macrosismica Europea per edifici in muratura. Tale scala individua 7 tipologie di edifici in muratura e fissa la vulnerabilità media di ciascuna individuando 6 classi di vulnerabilità.
Nelle linee guida, a ciascuna di queste classi di vulnerabilità corrisponde una classe di rischio sismico.
Classe vulnerabilita-edifici in muratura

 

Con il metodo convenzionale, utilizzabile invece per tutti gli edifici, il tecnico dovrà applicare la verifica di sicurezza agli stati limite prendendo in considerazione due parametri:
– un parametro economico, la Perdita Annuale Media attesa (PAM). Esso riguarda il costo di riparazione dei danni prodotti dagli eventi sismici che si manifesteranno nel corso della vita del fabbricato, ripartito annualmente ed espresso come percentuale del costo di ricostruzione.
– un parametro di sicurezza, l’indice di sicurezza della struttura (IS-V). Esso riguarda il rapporto tra l’accelerazione di picco al suolo che determina il raggiungimento dello Stato Limite di salvaguardia della Vita e quella prevista, nel sito, per un nuovo edificio.

Gli stati limite da considerare saranno quindi i seguenti:

stato limite di danno (SLD)
stato limite di salvaguardia della vita (SLV).

La valutazione va fatta sia alla situazione di fatto sia al progetto.
La classe di rischio è definita in funzione del costo dei danni che si verificano al superamento di ciascuno stato limite.

 

sisma-bonus

 

Linee guida per la classificazione sismica e sismabonus

Le linee guida sono fondamentali per l’applicazione del cosiddetto sismabonus, un incentivo fiscale consistente in una detrazione Irpef destinata ai contribuenti che effettuano interventi di adeguamento antisismico.

Il sismabonus, introdotto dall’ultima Legge di Stabilità, sarebbe entrato in vigore il primo gennaio, ma di fatto non è stato applicabile prima del primo marzo, proprio per la mancanza delle linee guida di riferimento.

Infatti, il bonus fiscale prevede la possibilità di accedere ad alcune maxi detrazioni ma solo dimostrando che gli interventi di cui sono interessati gli edifici consentono il miglioramento di una o due classi di rischio.
Il professionista dovrà quindi certificare la classe di rischio dell’immobile prima e dopo l’intervento e valutare l’efficacia dei lavori.

Detrazioni previste:

70% se gli interventi antisismici su edifici privati consentono il passaggio a na classe di rischio sismico inferiore.
80% se gli interventi antisismici su edifici privati consentono il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore.
75% se gli interventi antisismici relativi a parti comuni di edifici condominiali consentono il passaggio a una classe di rischio sismico inferiore.
85% se gli interventi antisismici relativi a parti comuni di edifici condominiali consentono il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore.

Le spese detraibili comprendono quelle per realizzare i lavori, ma anche quelle tecniche, tra cui l’onorario del professionista per la classificazione e la verifica sismica dell’immobile.

Nel dettaglio:

La detrazione si ripartisce in 5 anni ed è applicabile per interventi eseguiti entro il 31 dicembre 2021 con procedure autorizzative attivate dopo il 31 dicembre 2017.

I contribuenti, compreso quelli incapienti, cioè con reddito molto basso e che quindi non pagano Irpef, possono cedere il credito di imposta alle imprese esecutrici dei lavori e ad altri soggetti. Questa ulteriore agevolazione è prevista però unicamente per i lavori in condominio.

L’importo massimo della spesa detraibile è di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.